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ASSEGNO DI MANTENIMENTO

Il giudice nel pronunciare la sentenza di separazione, può determinare un assegno di mantenimento nei confronti di un coniuge. L’assegno di mantenimento può anche essere concesso in favore dei figli.

I pressuposti sono:

  • esplicita richiesta nella domanda di separazione dal coniuge richiedente;
  • al coniuge che richiede l’assegno non deve avere l’addebito della separazione;
  • il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”;
  • il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei.

A seguito della riforma inerente la separazione innanzi al sindacato e tramite negoziazione assistita, i coniugi possono determinare consensualmente l’erogazione e la determinazione dell’assegno.Tuttavia in caso di prole tale accordo sarà vagliato dal Pubblico Ministero per la tutela della stessa.

assegno di mantenimento

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IL DIVORZIO BREVE

La legge 55/2015 ha abbreviato i tempi necessari per poter chiedere una sentenza di divorzio. Mentre prima erano necessari almeno 3 anni tra l’omologa della separazione e il divorzio, ora è sufficiente attendere 6 mesi se la separazione è stata di tipo consensuale.Diversamente sarà necessario attendere almeno 1 anno. In ogni caso l’intera procedura è diventata considerevolmente più rapida.

Sempre la sopra citata legge ha previsto la possibilità di anticipare lo scioglimento della comunione all’atto del perfezionamento della separazione (omologa o sentenza).

avvocato separazione divorzio

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il Divorzio.eu

IlDivorzio.eu è il blog tematico sul tema del divorzio in Italia e in Europa dello Studio Legale Imperia dell’Avvocato Stabilito Abogado Imperia Alessio Iscritto all’Ilustre Colegio de Abogados de Madrid e avvocato stabilito nel foro di Milano.

Le informazioni contenute non sono aggiornate con regolarità e non rappresentano consulenza legale per la quale è consigliato rivolgersi a un legale di fiducia.

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L’AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI

L’attuale regime normativo tutela il diritto del minore alla bigenitoralità come regola generale. Il giudice infatti non deve più scegliere quale dei due genitori sia da ritenersi più idoneo per l’affidamento dei figli ma deve prioritariamente valutare la possibilità di figli restino affidati ad entrambi i coniugi.

 L’affidamento condiviso è caratterizzato dalla suddivisione dei compiti educativi, di mantenimento e cura dei figli realizzabile attraverso l’esercizio della potestà da parte di entrambi i genitori.

Tuttavia il legislatore non ha specificatamente descritto le modalità con le quali deve realizzarsi l’affido condiviso rimettendolo pertanto agli accordi tra genitori, pur sempre non contrari agli interessi dei figli, o in assenza di consensualità secondo la discrezionalità del giudice.

La monogenitorialità diventa pertanto un’ipotesi residuale. Tuttavia all’affidamento condiviso potrà derogarsi laddove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore non potendosi comunque precludere per la sola conflittualità esistente tra i coniugi. Pertanto può ritenersi che la luce della nuova normativa la regola generale e quella dell’affidamento condiviso mentre l’eccezione rappresentata dal affidamento esclusivo a uno o all’altro genitore.

L’OMOLOGAZIONE DELLA SEPARAZIONE CONSENSUALE

Il consenso alla separazione è sempre revocabile sino alla sua omologazione.

avvocato separazione divorzio

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Prima di concedere l’omologazione del tribunale verifica l’esistenza alla serietà della libertà del consenso del coniuge e che l’accordo non presenti norme contrarie a norme imperative o all’ordine pubblico. In altre parole il tribunale effettua un controllo di legittimità e di opportunità circa le modalità con le quali i coniugi vogliono separarsi. Il verbale di separazione consensuale, ritualmente omologato ha efficacia di titolo esecutivo. Il suddetto decreto di omologazione acquista efficacia a norma dell’articolo 741 c.p.c. dopo l’inutile decorso del termine per proporre reclamo.

Il divorzio: effetti tra i coniugi, il cognome

Generalmente la moglie perde il diritto alla spendita del cognome del marito dopo la sentenza di divorzio. Tuttavia se nel caso della vita matrimoniale la moglie si sia presentata nella vita sociale con il cognome del marito, e pertanto questo corrisponde ad identificarla, ella potrà conservare il cognome del marito.

il divorzio e il cognome

Nel caso in cui la moglie violi il divieto di uso del cognome del marito questi può chiedere alla cessazione del fatto lesivo ed agire per il risarcimento del danno. Ai fini del risarcimento devono sussistere i requisiti soggettivi ed oggettivi di cui all’articolo 2043 e seguenti del codice civile rendendo di necessaria l’esistenza di un pregiudizio effettivo.

Nel caso in cui il pregiudizio non abbia carattere patrimoniale sarà deducibile soltanto ove sia configurato un illecito penalmente sanzionato(Cass 5 ottobre 1994, n 8081).

SEPARAZIONE CON ADDEBITO

Separazione con addebito.

Il secondo comma dell’articolo 151 del codice civile prevede la possibilità per il giudice di addebitare la separazione a uno dei due coniugi, ove ve ne ricorrano le circostanze e sia richiesto, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

In caso di addebitabilità della separazione, il giudice decide se al coniuge economicamente più debole spetta l’assegno di mantenimento o soltanto l’assegno alimentare.

Ai fini della richiesta di separazione con addebito  non è sufficiente che uno dei coniugi o entrambi abbiano tenuto comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio, ma è imprescindibile provare un nesso di causalità fra tali comportamenti e la sopraggiunta intollerabilità della convivenza (si veda in proposito Cass. N.7630 del 14 Agosto 1997).

Se quindi uno dei coniugi ha tenuto un comportamento riprovevole, esso non è sufficiente a determinare l’addebito della separazione, dovendo il giudice esaminare anche la condotta dell’altro.

Si prenda ad esempio il tipico caso di abbandono del tetto coniugale.Se esso è ingiustificato sarà molto probabilmente causa di addebito della separazione, ma se fosse  stato causato da gravi maltrattamenti subiti dal coniuge allora potrà al contrario essere giustificato.

LA COMUNIONE LEGALE DEI BENI

Ai sensi dell’articolo 159 del codice civile italiano, il regime patrimoniale legale della famiglia,salvo diversa convenzione stipulata ai sensi dell’articolo 162, è rappresentato dalla comunione dei beni.

Per quanto riguarda la forma della convenzione (art 162 e 215 del codice civile) ogni convenzione matrimoniale deve essere stipulata con atto pubblico a pena di nullità. Tuttavia il regime patrimoniale tra i coniugi può essere dichiarato anche all’atto di celebrazione del matrimonio come disciplinato dai su citati articoli 162 e 215 del codice civile.

Infatti l’atto di matrimonio è un atto pubblico e quindi idoneo a regolare una convenzione matrimoniale.

Le modifiche alle convenzioni matrimoniali successive o precedenti al matrimonio devono anch’esse essere redatte nella forma di atto pubblico sottoscritte dai coniugi. Inoltre tali modifiche devono essere annotate a margine dell’atto del matrimonio.

L’articolo 177 del codice civile contiene un elenco dettagliato dei beni che costituiscono oggetto della comunione:

a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;

b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

c) i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati

d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Qualora. si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

IL DIVORZIO

Il divorzio è uno dei casi di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso.

il divorzio

Ai sensi dell’articolo 149 del Codice Civile il matrimonio potrà sciogliersi  con la morte di uno dei coniugi (o con sentenza dichiarativa di morte presunta) e negli altri casi previsti dalla legge.  La disposizione legislativa fa riferimento al divorzio disciplinato dalla l. 1-12-1970, n. 898

Fra i casi previsti dalla legge vi è lo scioglimento del matrimonio e la cessazione degli effetti civili del matrimonio (nei casi di matrimonio contratto con rito religioso).

Ai sensi dell’articolo 1 della legge 1-12-1970, n. 898, lo scioglimento del divorziò potrà essere pronunciato esperito inutilmente il tentativo di conciliazione e accertato che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostruita per l’esistenza di una della cause previste all’articolo 3:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;

b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;

c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;

d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio;

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale.

L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;

[Quando vi sia opposizione del coniuge convenuto il termine di cui sopra è elevato:

ad anni sette, nel caso di separazione pronunciata per colpa esclusiva dell’attore;

ad anni sei, nel caso di separazione consensuale omologata in data anteriore all’entrata in vigore della presente legge o di separazione di fatto;

c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;

d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;

e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;

f) il matrimonio non è stato consumato;

g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164

Tuttavia il caso più frequente di divorzio è conseguente alla separazione legale

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