SEPARAZIONE CON ADDEBITO

Separazione con addebito.

Il secondo comma dell’articolo 151 del codice civile prevede la possibilità per il giudice di addebitare la separazione a uno dei due coniugi, ove ve ne ricorrano le circostanze e sia richiesto, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

In caso di addebitabilità della separazione, il giudice decide se al coniuge economicamente più debole spetta l’assegno di mantenimento o soltanto l’assegno alimentare.

Ai fini della richiesta di separazione con addebito  non è sufficiente che uno dei coniugi o entrambi abbiano tenuto comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio, ma è imprescindibile provare un nesso di causalità fra tali comportamenti e la sopraggiunta intollerabilità della convivenza (si veda in proposito Cass. N.7630 del 14 Agosto 1997).

Se quindi uno dei coniugi ha tenuto un comportamento riprovevole, esso non è sufficiente a determinare l’addebito della separazione, dovendo il giudice esaminare anche la condotta dell’altro.

Si prenda ad esempio il tipico caso di abbandono del tetto coniugale.Se esso è ingiustificato sarà molto probabilmente causa di addebito della separazione, ma se fosse  stato causato da gravi maltrattamenti subiti dal coniuge allora potrà al contrario essere giustificato.

Risarcimento dei danni

Art 81. Risarcimento dei danni. La promessa di matrimonio fatta vicendevolmente per atto pubblico o per scrittura privata da una persona maggiore di età o dal minore ammesso a contrarre matrimonio a norma dell’articolo 84, oppure risultante dalla richiesta della pubblicazione, obbliga il promittente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all’altra parte per le spese fatte e per le obbligazioni contratte a causa di quella promessa. Il danno è risarcito entro il limite in cui le spese e le obbligazioni corrispondono alla condizione delle parti.

Lo stesso risarcimento è dovuto dal promittente che con la propria colpa ha dato giusto motivo al rifiuto dell’altro.

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio.

La violazione della promessa solenne di matrimonio origina il diritto al risarcimento dei danni . Il risarcimento consiste nelle spese fatte e nelle obbligazioni contratte a causa della promessa.

La rottura di una relazione amorosa priva della promessa di matrimonio non comporta responsabilità alcuna.

Per quanto riguarda la forma della promessa in dottrina vi è una divisione tra i sostenitori della forma scritta ad probationem o ad substantiam.

Il termine decadenziale per l’azione di risarcimento danni è un anno dal rifiuto di celebrazione del matrimonio.

Restituzione dei doni

Art 80 cc . Restituzione dei doni.

Il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto.

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno in cui s’è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti.

Il presupposto della restituzione dei doni è che gli stessi siano stati dati a causa della promessa di matrimonio.

Il secondo comma prevede un termine annuale di decadenza per la preposizione della domanda a far data dal giorno dell’avvenuto rifiuto di celebrazione del matriomonio o dal giorno di uno dei promittenti

Effetti del Matrimonio

Art 79 cc Effetti.  La promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento.

L’articolo in questione esponde la liberalità dell’atto di matrimonio inteso come dichairazione bilaterale con la quale due persone si promettono reciprocamente di contrarre matrimonio.

La promessa di matrimonio non ha pertanto effetto vincolante rendendo nullo ogni impegno diretto a garantire l’adempimento della promessa.

LA COMUNIONE LEGALE DEI BENI

Ai sensi dell’articolo 159 del codice civile italiano, il regime patrimoniale legale della famiglia,salvo diversa convenzione stipulata ai sensi dell’articolo 162, è rappresentato dalla comunione dei beni.

Per quanto riguarda la forma della convenzione (art 162 e 215 del codice civile) ogni convenzione matrimoniale deve essere stipulata con atto pubblico a pena di nullità. Tuttavia il regime patrimoniale tra i coniugi può essere dichiarato anche all’atto di celebrazione del matrimonio come disciplinato dai su citati articoli 162 e 215 del codice civile.

Infatti l’atto di matrimonio è un atto pubblico e quindi idoneo a regolare una convenzione matrimoniale.

Le modifiche alle convenzioni matrimoniali successive o precedenti al matrimonio devono anch’esse essere redatte nella forma di atto pubblico sottoscritte dai coniugi. Inoltre tali modifiche devono essere annotate a margine dell’atto del matrimonio.

L’articolo 177 del codice civile contiene un elenco dettagliato dei beni che costituiscono oggetto della comunione:

a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;

b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

c) i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati

d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Qualora. si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

IL DIVORZIO INTERNAZIONALE

La convenzione internazionale più importante nel settore dei divorzi internazionali è la convenzione Aja del 1.6.1970 sul riconoscimento dei divorzi e delle separazioni personali.

La convenzione si propone di garantire il riconoscimento  tra gli Stati contraenti, dei divorzi e delle separazioni personali pronunciate in un altro Stato contraente previo il rispetto di talune condizioni.

Pertanto i fini della convenzione sono determinare:

  • quali sono i tribunali competenti per giudicare una procedura di divorzio,
  • in quale modo i divorzi pronunciati in uno Stato membro contraente debbano essere riconosciuti dalle autorità degli altri Stati contraenti.

La convenzione tratta solo la competenza dei tribunali e il riconoscimento delle decisioni di divorzio e di separazione personale. Le decisioni relative alle conseguenze patrimoniali del divorzio o alla custodia dei figli non rientrano invece nella convenzione.

DIVORZIO IN EUROPA

In Europa le procedure di divorzio sono talvolta molto diverse tra Stato e Stato. Visto il crescere del numero dei matrimoni così detti transfrontalieri, il legislatore comunitario ha ritenuto necessario implementare le norme di diritto privato internazionale di ogni singolo stato con apposite direttive e regolamenti.

L’istanza di divorzio o di separazione legale può essere presentata congiuntamente da entrambi i coniugi, come domanda congiunta o consensuale, oppure da un solo coniuge.

Il regolamento CE n.2201/2003 stabilisce i criteri di competenza,riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, abrogando il regolamento ce 1137/2000.

Il suddetto regolamento non stabilisce quale legge nazionale i tribunali dovranno applicare al divorzio. In taluni casi, infatti, i tribunali di uno Stato membro si trovano a dover applicare la legge di un altro paese. Ciò dipende dalla normativa nazionale di ogni Stato membro (in attesa dell’entrata in vigore del regolamento N. 1259/2010)

IL DIVORZIO

Il divorzio è uno dei casi di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso.

il divorzio

Ai sensi dell’articolo 149 del Codice Civile il matrimonio potrà sciogliersi  con la morte di uno dei coniugi (o con sentenza dichiarativa di morte presunta) e negli altri casi previsti dalla legge.  La disposizione legislativa fa riferimento al divorzio disciplinato dalla l. 1-12-1970, n. 898

Fra i casi previsti dalla legge vi è lo scioglimento del matrimonio e la cessazione degli effetti civili del matrimonio (nei casi di matrimonio contratto con rito religioso).

Ai sensi dell’articolo 1 della legge 1-12-1970, n. 898, lo scioglimento del divorziò potrà essere pronunciato esperito inutilmente il tentativo di conciliazione e accertato che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostruita per l’esistenza di una della cause previste all’articolo 3:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;

b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;

c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;

d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio;

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale.

L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;

[Quando vi sia opposizione del coniuge convenuto il termine di cui sopra è elevato:

ad anni sette, nel caso di separazione pronunciata per colpa esclusiva dell’attore;

ad anni sei, nel caso di separazione consensuale omologata in data anteriore all’entrata in vigore della presente legge o di separazione di fatto;

c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;

d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;

e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;

f) il matrimonio non è stato consumato;

g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164

Tuttavia il caso più frequente di divorzio è conseguente alla separazione legale

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